Ott 10

Disabili e stalli blu

Disabili e stalli blu,non c’è sosta gratis

MOBILITÀ. Sentenza della Cassazione prevede che anche i portatori di handicap paghino il ticket per il loro veicolo

Finora molti Comuni prevedevano l’esenzione ma ora questo accordo non avrebbe più alcun valore

Stalli blu a Veronetta, in via Campofiore
La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza nr. 21271 del 5 ottobre 2009 ha affermato un nuovo principio sull’utilizzo dei parcheggi a pagamento da parte dei disabili.
A differenza di quanto avvenuto finora, infatti, anche questi utenti della strada ora devono pagare il ticket se vi parcheggiano perchè non hanno trovato posto negli spazi loro riservati.
L’episodio che ha originato l’importante decisione della Cassazione è avvenuto a Palermo ma sicuramente è destinato ad aprire una vasta discussione tra le associazioni dei disabili.
La Cassazione, nel suo dispositivo, spiega che non esiste una norma che preveda in modo chiaro e palese l’esenzione per i disabili del pagamento del ticket per la sosta auto. E le circolari amministrative che invece prevedono questo beneficio, secondo la Suprema Corte non hanno valore.
Nella motivazione si legge che «gli articoli 188 e 11 del Codice della strada prevedono per i titolari del contrassegno l’esonero, rispettivamente, dai limiti di tempo nelle aree di parcheggio a tempo determinato (disco-orario) e dai divieti e limitazioni della sosta disposti dall’autorità competente».
Ma secondo la Suprema Corte, «l’obbligo del ticket è un fatto diverso. Nè ha fondamento invocare a sostegno di una diversa interpretazione l’esigenza di favorire la mobilità delle persone disabili. Dalla gratuità della sosta deriva infatti un vantaggio meramente economico, non un vantaggio in termini di mobilità, la quale è favorita dalla concreta disponibilità (piuttosto che gratuità) del posto dove sostare».
E se i posti riservati ai disabili sono esauriti? «Anche in caso di indisponibilità dei posti riservati», dicono i giudici, «non vi è ragione di consentire, in mancanza di una previsione normativa, la sosta gratuita della persona disabile negli stalli blu a pagamento».
Rispetto ad altre sentenze della Cassazione che hanno trattato il medesimo argomento, questa rappresenta una inversione di tendenza. In questo caso anche la Procura generale ha precisato la conferma della decisione del Giudice di Pace di far pagare all’invalido la multa per non aver pagato il ticket.
A Verona gli stalli blu sono gestiti da Amt e i controlli sono svolti dagli accertatori della sosta e questa sentenza sicuramente influirà sui molti disabili (o falsi disabili) che parcheggiano sugli stalli a pagamento in particolare in centro storico. La Polizia municipale inoltre ogni giorno rimuove in media almeno 5 autovetture dagli stalli riservati.
«Questa sentenza innovativa dimostra quanto i giudici stiano modificando alcune opinioni consolidate e ci invita ad aumentare i controlli sugli stalli riservati, e qui chiedo ai cittadini che ne usufruiscono di chiamare sempre la nostra centrale operativa, quando trovano abusivi. La lotta ai falsi disabili poi è stata inserita dal sindaco Tosi tra gli obiettivi prioritari in materia di sicurezza stradale» dice il comandante Luigi Altamura.

FONTE L’ARENA IL GIORNALE DI VERONA

2 comments

    • gaetano on 9 giugno 2011 at 10:46

    CIRCOLAZIONE STRADALE
    Aleego sentenza della Cassazione la quale nel merito distingue la sosta di un veicolo da un parcheggio. Notate bene il parcheggio a pagamento deve essere posto fuori dalla careggiata.Molti comuni,abusando del loro potere, obbligano i cittadini a pafare tutto anche l’aria fritta.
    Cass. civ. Sez. II, 02-09-2008, n. 22036

    Svolgimento del processo

    Il Giudice di pace di Caserta con sentenza del 29 settembre 2003, in accoglimento dell’opposizione proposta l’1 luglio 2003 da B. A. avverso il verbale n. (OMISSIS) di accertamento della violazione dell’art. 157 C.d.S., comma 6 ed 8, per avere il B. sostato il 14 gennaio 2003 in area del Comune di Caserta destinata a parcheggio a pagamento senza esporre il prescritto grattino, annullò il verbale e condannò il Comune al pagamento delle spese processuali.

    Premesso che l’art. 157 C.d.S., comma 6, fa preciso riferimento ai luoghi in cui la sosta è limitata nel tempo e non all’ipotesi di parcheggio a pagamento, dove la sosta dei veicoli è consentita per un tempo piuttosto lungo in zona appositamente riservata, osservò il giudice che “nessuna norma prevede l’irrogazione di una sanzione amministrativa per effetto del mancato pagamento del parcheggio a pagamento” e che il conducente del veicolo parcheggiato è tenuto unicamente al versamento della somma dovuta per il tempo della sosta.

    Il Comune di Caserta è ricorso con un motivo per la cassazione della sentenza e l’intimato B. non ha resistito.
    Motivi della decisione

    Con l’unico motivo, il ricorrente denuncia la nullità della sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 2785, artt. 7 e 157, (Nuovo codice della strada), avendo escluso la sanzionabilità in via amministrativa della sosta in aree di parcheggio a pagamento senza il versamento del corrispettivo, nonostante che il parcheggio a pagamento costituisca una forma di sosta dei veicoli a tempo limitato e la stessa risulti vietata superato il limite di tempo consentito dal pagamento effettuato. Il motivo è fondato.

    Il d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285, definisce “sosta” la sospensione della marcia del veicolo protratta nel tempo, con possibilità di allontanamento da parte del conducente (art. 157, comma 1, lett. c), e “parcheggio” l’area o infrastruttura posta fuori della carreggiata, destinata alla sosta regolamentata o non dei veicoli (art. 3, comma 1, n. 34).

    Il “parcheggio e la sosta dei veicoli”, che il sindaco può “vietare o limitare o subordinare al pagamento di una somma” (cfr.: art. 7, comma 1, lett. a), e art. 6, comma 4, d.lgs. cit.), si distinguono conseguentemente tra loro soltanto per l’elemento topografico della sosta dei veicoli, che, nel primo caso, avviene in un’area esterna alla carreggiata, specificamente a ciò adibita, e, nel secondo, in aree poste all’interno della carreggiata, e non anche per la durata della loro protrazione nel tempo.

    La sosta in un parcheggio, al pari di quella all’esterno di esso, rientra, dunque, nella previsione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 157, comma 6, il quale stabilisce che “Nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio. Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione”, e, laddove il sindaco si sia avvalso del potere di stabilire, previa deliberazione della giunta, “aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta, anche senza custodia del veicolo, fissando le relative condizioni e tariffe …”, la stessa non si sottrae all’operatività della sanzione amministrativa pecuniaria nei casi di sosta protrattasi in violazione dei limiti o della regolamentazione al cui rispetto essa era subordinata (art. 7, comma 1, lett. f), e comma 15, u.p.).

    Nessun fondamento ha, pertanto, l’affermazione della sentenza che il parcheggio a pagamento, essendo la sosta dei veicoli consentita per un periodo piuttosto lungo dietro il versamento di una somma oraria determinata, non integra una fattispecie di sosta a tempo limitato, atteso che il versamento del corrispettivo e la durata della sosta non incidono sulla assimilazione del parcheggio alla sosta, quanto all’individuazione in esso di una sospensione della marcia del veicolo protratta nel tempo, ed al divieto di protrarre entrambi oltre il periodo di tempo consentito dal pagamento del corrispettivo e sull’equipollenza all’omesso pagamento della mancata esposizione del dispositivo di controllo della durata della sosta.

    Alla fondatezza del motivo seguono l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata con rinvio, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Giudice di pace di Caserta in persona di altro magistrato.
    P.Q.M.

    Accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio, anche per le spese, al Giudice di pace di Caserta in persona di altro magistrato.

    Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 28 maggio 2008.

    Depositato in Cancelleria il 2 settembre 2008

  1. Grazie per l’informazione

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